DALLE PROVINCE ALLE REGIONI UN GIORNALE NEL GIORNALE

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Il Messaggero è stato assai presto un quotidiano diffuso al di là di Roma e al di là del Lazio medesimo. Prima della fine dell'800 ha avuto la sua pagina di Terni città operaia dell'acciaio. Il corrispondente stazionava alla premiata Pasticceria Buscaglia per raccogliere notizie e utili avvisi. Poi la grande espansione. Negli anni '70 aveva pagine di cronaca in quattro regioni: Lazio (tutte le Province, più Civitavecchia), Abruzzo, Umbria e Marche (Macerata e Ascoli Piceno). Un bacino di utenza interessantissimo. Dopo la "svolta" del maggio 1974 nelle province le cronache assumono un tono, anche politico, diverso con una particolare attenzione ai problemi sociali e sindacali: alle Acciaierie della Terni il Messaggero è il giornale dei tecnici e degli operai. Il quotidiano di Via del Tritone vuol essere un quotidiano interregionale con una forte impronta però nazionale nei settori più importanti.
Dalla grande crisi provocata dagli scioperi poligrafici nel 1980 nasce per l'Abruzzo (la regione più colpita dal calo di vendite dovuto alla "serrata") l'idea di un tabloid a parte, di un quotidiano "per l'Abruzzo". Che ha successo. Dalle redazioni locali arrivano parecchi professionisti alla redazione centrale ed avranno ruoli fondamentali: Giancarlo Minicucci, Guido Alferj, Sandro Petrollini, Emilio Drudi, e tanti altri che lo spazio non consente di nominare. La direzione assume l'iniziativa originale di mandare i ragazzi e le ragazze che sta assumendo a decine a fare esperienza in provincia in modo che il praticantato sia un bagno nella cronaca a 360 gradi (bianca, nera, rosa, ecc.): è così per Claudia Terracina, per Francesca Nunberg e per tante altre,alcune quasi piangono alla partenza per la provincia, tutte tornano ringraziando per aver imparato il mestiere dai bravissimi capipagina locali.
Per promuovere ancora di più il giornale sui temi locali si organizza una kermesse di dibattiti che Italo Pietra aveva già sperimentato con successo al Giorno: i migliori inviati (Calabrese, Isman, Tasciotti, La Stella, Giustiniani ed altri) vengono scatenati in una grande inchiesta sulla città e la sua provincia, politica, economia, cultura, prospettive (a cominciare da Pescara, se non erro). Cosa sta succedendo di nuovo in quegli anni '80 nelle regioni del Modello Adriatico, oppure a Cassino dopo la Fiat, a Latina dopo la Cassa del Mezzogiorno? La direzione e gli autori andranno a discuterli in pubblico la sera dopo. Il nuovo team delle Regioni è formato dal frenetico Spider, Luciano Ragno, e da Pino Coscetta che gli è subentrato come caporedattore coadiuvato da due vice, Lanfranco Rossi e Armando Torrisi. La risposta del pubblico è incredibile, altissima ovunque. Gli interventi sono tanto che bisogna limitare il tempo a pochi minuti e gli oratori ci stanno. In Molise, a Campobasso (dove viene reclutato il bravo Marco Berti, all'epoca alla Rai), per il quale parte una nuova pagina locale, gli iscritti a parlare sono 30, se accettano la regola dei 3 minuti a testa, si può fare in un'ora e mezzo. Accettano, un dibattito serratissimo. Le Marche vengono coperte in toto con le nuove pagine di Pesaro-Urbino e di Ancona.
La pagina del Molise si aggiunge con successo alle tante già esistenti. In tutto sono una trentina più il tabloid Abruzzo e fanno vendere la bellezza di 130.000 copie. Grazie al lavoro spesso oscuro, delle redazioni locali e del coordinamento centrale formato da un caporedattore, due capiservizio e 18 redattori.

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