LA REDAZIONE DELLO SPORT E LE TANTE BATTAGLIE (VINTE E PERSE) CHE FECERO STORIA

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Per tutti gli anni ’70 e per buona parte degli anni ’80, le pagine sportive hanno rappresentato uno dei punti di massima forza del Messaggero. Con un sapiente e innovativo mix di informazione non allineata e scrittura brillante, di battaglie contro i tradizionali potentati e approfondimenti di qualità, di calcio e sport cosiddetti “varii”, il tutto declinato con una grafica rivoluzionaria, la redazione guidata da Gianni Melidoni non seppe soltanto assicurare al giornale un costante successo in edicola ma anche imporre all’intero giornalismo italiano di settore sia molti dei temi da trattare sia il linguaggio con cui farlo.
Naturalmente il linguaggio e l’approccio insieme sbarazzino e aggressivo non sarebbero bastati a costruire questa storia di successo senza la capacità di scovare le notizie, individuare i temi da dibattere e mettere il tutto su carta da parte di gente competente e autorevole. Nella storia del giornalismo sportivo italiano Il Messaggero verrà ricordato soprattutto per il grande scoop che nel 1980 svelò il primo scandalo calcistico legato alle scommesse clandestine, una vicenda che si concluse con l’arresto e la squalifica di molti calciatori, la retrocessione a tavolino di squadre come il Milan e la Lazio, e, alla fine, anche con le dimissioni del presidente della FIGC Artemio Franchi. Autore dello scoop fu Ruggiero Palombo, new entry di un gruppo di giovani redattori – Enrico Bendoni, Pieri Di Biagio, il sottoscritto, e, più tardi, Giuseppe Rossi e Piero Mei – ai quali, nel corso di un decennio, Gianni Melidoni aveva affidato il compito di affiancarlo. Se quella vicenda, il primo “calcioscommesse”, valse a far suonare la sveglia nell’ambiente, fino ad allora ripiegato a protezione dei tradizionali potentati, Il Messaggero aveva comunque già da tempo iniziato le sue battaglie per il rinnovamento e la trasparenza. Le due più celebri di queste battaglie sarebbero state quella contro un certo modo di fare mercato nel calcio e quella per imporre il sorteggio integrale degli arbitri di Serie A.
Nel primo caso l’obiettivo del giornale erano quelli che Francesco Rossi, il vice di Gianni Melidoni, chiamava “i bottegai”, cioè i mediatori dell’epoca, quelli che, spesso stringendo oscuri accordi con i dirigenti delle società, giocavano una sorta di mercante in fiera con i giocatori. Una battaglia che, nonostante oggi i bottegai siano ufficialmente patentati come “procuratori”, Il Messaggero non ha vinto. Nel secondo caso, la battaglia per il sorteggio degli arbitri, il successo del giornale fu invece netto, anche se purtroppo proprio per questo prontamente cancellato con il ritorno al passato fin dalla stagione successiva. Nell’unico campionato in cui gli arbitri di Serie A vennero designati attraverso un sorteggio veramente integrale (1984-85), a vincere lo scudetto fu infatti il piccolo Verona. E non è certo un caso, inoltre, che proprio in quel periodo di battaglie la Lazio abbia vinto il suo primo scudetto (1974), e la Roma abbia vinto il suo secondo (1984) a distanza di 42 anni dal primo e, dodici mesi più tardi, abbia poi raggiunto la sua unica finale di Coppa dei Campioni.
Per restare al calcio, la battaglia delle battaglie in cui il giornale si distinse, fu comunque quella per sostituire il moderno “calcio totale” lanciato dall’Olanda di Crujiff al vetusto “calcio all’italiana” fatto di catenaccio e contropiede. Una battaglia anche sanguinosa (Gianni Melidoni arrivò allo scontro fisico con Gianni De Felice, suo omologo al Corriere della Sera), combattuta soprattutto con la celebre rubrica di Melidoni, “Il Giro d’Orizzonte”, con gli articoli della prima firma del calcio, l'indimenticabile Lino Cascioli, e con l’intervento di collaboratori prestigiosi, fra cui svettava, geniale e corrosivo, il grande Carmelo Bene, con la rubrica “Ripensandoci Bene”.
Negli sport varii la leadership del Messaggero era assicurata dai propri redattori specializzati, Teo Betti per il pugilato e poi anche per il tennis, Sandro Acquari per l’atletica leggera, Giancarlo Dotto per il ciclismo, io per il tennis, il nuoto e, poi, la Formula 1, dove ero stato preceduto da un collaboratore di prestigio quale Franco Lini, già ds della Scuderia Ferrari. La pallacanestro (uno sport nel quale Roma aveva svettato coi quattro scudetti della Ginnastica Roma negli anni '20-'30) fu curata a lungo da Alberto Acciari e nello stesso 1984 dello scudetto nel calcio, arrivò anche quello del Bancoroma nel basket col formidabile Larry Wright.
Qui, tra le battaglie del giornale, vanno ricordate soprattutto quella (persa) per impedire che l’Italia giocasse la finale della Coppa Davis 1976 in Cile, con gli incontri programmatii nello stadio utilizzato tre anni prima quale lager durante il golpe di Pinochet (“solo tre categorie di persone possono sostenere che sport e politica vadano tenuti separati: i cretini, gli ipocriti e i fascisti”, scrisse Il Messaggero); e quella (vinta) per dimostrare che la permanenza di Giulio Onesti alla Presidenza del CONI era illegittima, decretandone la caduta dopo un “regno” durato più di trent’anni.

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