QUANDO I QUARTIERI RACCONTAVANO LA ROMA DI PERIFERIA

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Nel maggio 1984, la Cronaca di Roma guidata da Vittorio Roidi, con Vittorio Emiliani direttore e Silvano Rizza condirettore sempre attentissimo alle cronache romane, era una corazzata nel mare burrascoso dei giornali romani. E non solo per la quantità e qualità delle notizie che metteva in pagina, ma per la capacità di creare fatti, di mobilitare ad esempio la città attorno a una campagna come la non dimenticata “E puliamola noi”. Quattro domeniche indimenticabili di "ramazzate" popolari a Porta Maggiore, Caracalla, Celio e Piazza Navona con tonnellate di rifiuti avviati in discarica. Poi "Puliamo le rive del Tevere", altro successo sotto la pioggia. L'Ambientalismo italiano ha sempre riconosciuto che sono due iniziative che hanno preceduto "Pulire il Mondo".
Poco più di un anno, autunno del 1985, e si comincia a parlare di fare di più, di creare un prodotto nuovo capace di azzerare la distanza che ancora restava tra il Messaggero e i suoi lettori romani. Il nome in codice era “Quartieri”. Noi due, Mauro e Gianni, insieme con un meraviglioso collega come Gigi Malandrino, fummo incaricati di studiare un piano di fattibilità.
L’azienda metteva a disposizione un secondo dorso del giornale, un inserto formato tabloid di 16 pagine, 4 giorni a settimana. Lì dentro avrebbero trovato posto quei fatti e quei personaggi, quei problemi e quei successi che erano troppo piccoli e limitati per trovare un posto nelle cronache nazionali o cittadine, e che tuttavia formavano la robusta tessitura delle nostre vite giorno dopo giorno. Insomma quelle "periferie" dell'informazione che spesso non avevano voce sui media a grande tiratura, divennero il centro dell'attenzione del più importante quotidiano della Capitale.
Il primo nodo da sciogliere fu quello di tracciare i confini, di tradurre in una mappa condivisibile il concetto astratto di quartiere. A Roma infatti il ritaglio amministrativo elenca un centinaio tra rioni, quartieri e zone dell’agro. Il secondo nodo, costruire una struttura redazionale in grado di riempire di contenuti giornalistici questo disegno.
Abbiamo trovato la soluzione analizzando il movimento. A Roma i flussi di traffico vanno dal centro alla periferia e viceversa, lungo le antiche linee delle vie consolari. Da qui in poi è stato relativamente facile segmentare la città in un grande quartiere centrale (tutto quel che è dentro le Mura Aureliane) e in sei zone a forma di fetta di torta in ciascuna delle quali gli abitanti potessero condividere interessi, abitudini, problemi. Il risultato è una mappa incardinata su un quartiere centrale e sei quartieri “periferici” che a raggiera vi fanno capo.
Il “timone” del tabloid e la struttura di lavoro vengono di conseguenza. La prima pagina conteneva un’inchiesta oppure era disegnata come pagina-vetrina. La controcopertina era dedicata a un personaggio. Da pagina 2 a pagina15 sette coppie di pagine riportavano le notizie dei sette “quartieri” con l’accortezza di dedicare al centro storico il paginone centrale e una grafica speciale. Il settore di lavoro era composto da tre capisettore, da un redattore responsabile per ciascuno dei sette quartieri, da due collaboratori contrattualizzati per quartiere (i corrispondenti). Decine di ragazzi – collaboratori a gettone – garantivano la capillarità della copertura e l’afflusso delle notizie.
Eravamo ormai dappertutto con i nostri camper-redazione e i nostri collaboratori: nei municipi, nelle scuole, nei bar, negli oratori, nelle polisportive, nelle piazze della protesta e del ritrovo domenicale. E questo ravvicinare la distanza anche fisica tra chi legge e chi scrive le notizie, e dunque quasi azzerare ogni possibilità di manipolazione, accrebbe la fiducia e anche l' "affetto" dei romani nei confronti del Messaggero.
Il primo numero dei “Quartieri” esce col Messaggero il 19 aprile 1986 e fino al 29 ottobre ha cadenza bisettimanale (mercoledì e sabato). Il successo di vendita è immediato malgrado il giornale stia già nell'area di Roma sulle 150.000 copie: 9.000 e 14.000 copie guadagnate in più. Poi, fino all’ultimo, che è del 25 aprile 1987, la cadenza raddoppia: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato.
E’ stato un anno bellissimo, vissuto pericolosamente. Per formare la redazione abbiamo incontrato almeno 200 candidati, una trentina hanno poi continuato il mestiere e avuto successo al Messaggero, a Repubblica, al Corriere della Sera, alla Rai, in molte altre testate. Una straordinaria, appassionata, giovanissima nave-scuola che presto diventò un esempio di giornalismo sul campo. Un giornalismo libero, moderno, immerso nella realtà che racconta e a cui dà voce, che comincia a far parlare di sé ben oltre i confini nazionali, in Europa e negli Usa, con reportages del Washington Post, e interviste sui media svizzeri e francesi. Ma quell'entusiasmo e quel successo non riuscirono a fermare la mannaia della nuova direzione e della nuova proprietà (dopo l'uscita di scena di Montedison) che spazzò via, in un sol colpo, 2500 pagine (pagina più pagina meno in un anno breve ma intenso) di un giornalismo di buona scuola e tradizione. E insieme un giornalismo sperimentale su terreni che ancora oggi, con altri media, tornano ad essere molto molto fertili ed esempio da seguire.
P. S. Si racconta che il dc Nicola Signorello, sindaco di Roma - dopo Ugo Vetere - dall'85 all'88, soprannominato "Pennacchione" per la sua mania del cerimoniale, al mattino appena sveglio si infliggesse la lettura delle pagine dei "Quartieri", croce e delizia per sé e per la sua giunta non sempre all'altezza, non sempre pronti, non sempre "disponibili" alle domande, ai bisogni, ai semplici "desideri" di una città che meritava e ancora oggi merita di più.

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