DALLA PARTE DEI SINDACATI E DELLA DEMOCRAZIA IN REDAZIONE FUNZIONAVA COSÌ

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Anche solo ad immaginarlo, ora, non sembra possibile. Oggi che i contratti sono a termine – e quando è arrivato il termine, chi s’è visto s’è visto. Oggi che licenziare è facile. Oggi che il posto di lavoro fisso è quasi una chimera. Ma in quel periodo – fra anni '70 e '80, andava ancora così. Cgil, Cisl, Uil in quel momento sono i maggiori protagonisti del confronto sociale. Del resto, molte delle importanti riforme nate tra il 1970 e il 1980 , sono frutto delle lotte dei lavoratori e degli studenti di allora. E il clima , nelle fabbriche e nelle piazze, è arroventato. Alla sinistra del Pci e dei sindacati, gruppi e gruppetti politici fanno immaginare a molti che la rivoluzione sia proprio lì, a portata di mano.
Al Messaggero l'inviato sindacale è Sergio Turone, che avrà una cattedra di Diritto sindacale, e il redattore il bravo Oliviero La Stella. Dunque è un giornale “amico” dei sindacati. Li ha avuti a fianco nelle sue battaglie sui diritti civili, è stato loro a fianco nelle vertenze più importanti. Alla fine del 1979, arriva un direttore, Vittorio Emiliani, che la Montedison (proprietaria del giornale) sceglie pragmaticamente non solo per la sua professionalità, ma anche per la sua attività di sindacalista dei giornalisti. Mario Schimberni, presidente di Montedison, gli dice chiaro di sapere che ha buoni rapporti nel mondo sindacale, con i tre leader Lama, Carniti e Benvenuto, e punta su questo per una soluzione della crisi - “grave e complicata” la definirà - del quotidiano, all'epoca in gravissimo deficit. Il vero problema riguarda la tipografia. Tanti operai e amministrativi (arrivano a 800 nel momento di massima) con alte retribuzioni e produttività minima, una conflittualità esasperata, che fa uscire il giornale a singhiozzo e lo mette in ginocchio. Dalla loro sono sgomenti per l’avanzare delle tecnologie che mettono a rischio il posto di lavoro. Reagiscono facendo muro. I sindacalisti di categoria vengono messi fuori. Otto mesi di vertenza disperante. Il Messaggero perde il 30 per cento delle copie. Allora andava così, come dicevamo.
Solidali arriveranno a Via del Tritone anche Luciano Lama e Giorgio Benvenuto (i tipografi sono quasi tutti iscritti a Cgil e Uil). Con loro il segretario della FNSI, Piero Agostini. Lama fa un discorso duro e chiaro. Ricorda agli operai che Il Messaggero "sta dalla parte dei sindacati, dalla parte della democrazia. Lo stato di crisi in cui versa rischia di provocare la vendita e magari il cambiamento di linea". Lì per lì purtroppo non lo ascoltano. Alla fine di agosto cederanno,dopo quasi venti giorni di chiusura dello stabilimento. Il giornale riprenderà fiato a fatica e però risalirà la china delle tirature, arrivando presto al pareggio e all'attivo.
Ma in quell’anno di tregenda, il 1980, in cui in Italia succederà di tutto - la strage di Ustica, il terremoto dell’Irpinia, il rapimento del giudice D’Urso,i licenziamenti alla Fiat – Il Messaggero si troverà anche ad essere protagonista di un’altra battaglia. Sulla libertà di stampa. Il brigatista Patrizio Peci, arrestato, comincia presto a parlare e grazie alle sue rivelazioni sarà inferto un duro colpo alle BR. Rivela anche che il figlio dell'esponente dc, Carlo Donat Cattin, Marco, è un terrorista di Prima Linea. Fabio Isman, capo del servizio interni, viene in possesso di alcuni verbali degli interrogatori. Si decide di pubblicarli. E’ uno scoop. In genere sanato con una ammenda. A Isman costa l'arresto e la galera. Non era mai successo . Il giornale si mobilita. Una pagina bianca per ogni giorno di detenzione. Una determinazione che investe il sindacato dei giornalisti. Piero Agostini, segretario e Paolo Murialdi, presidente, scendono in campo e promuovono una giornata di protesta nazionale dell’informazione. In appello, va ricordato, Isman viene assolto perché il fatto non sussiste. Ma qualche giorno prima i terroristi neofascisti dei NAR hanno assassinato il tipografo del Messaggero, Maurizio Di Leo, sostenendo di averlo scambiato per un giornalista. Comincia un'altra storia tremenda purtroppo mai chiarita fino in fondo. Il giornale si riempie di scorte Digos. Allora succedeva così.

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