UN GIORNALE SEMPRE CONTRO I “PALAZZINARI” E A FAVORE DI UNA CITTA' VIVIBILE

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Il Messaggero ha avuto sin dalle origini una attenzione speciale per i problemi dell'urbanistica a Roma che è divenuta capitale senza avere una vera struttura di servizi pubblici e che sta subendo una immigrazione e una espansione edilizia presso che incontrollabili, a ondate. Il giornale di Cesana e Vassallo dedica numerosi articoli agli sforzi di amministrazioni come quelle progressiste di Pianciani e di Nathan per piani e regole urbanistiche che frenino la speculazione e consentano alla città sviluppi razionali. Il piano regolatore di Sanjust di Teulada per la "città di Nathan" dà vita ai quartieri, ancor oggi ammirevoli (ma che ora si vorrebbero stravolgere) della città giardino e dei villini, a interi rioni di grande e moderna vivibilità come Mazzini-Delle Vittorie e San Saba dove non manca l'edilizia cooperativa. Una città ariosa, bella, ricca di verde e di fiori, in cui è piacevole vivere. Un modello purtroppo non seguito a lungo in seguito.
Anche negli anni '50 e '60 quando immigrazione,espansione, spesso abusiva, a macchia d'olio, speculazione edilizia violenta e diffusa, il Messaggero mantiene una linea decorosa, specie con Giulio Tirincanti vicino alle battaglie di Antonio Cederna e di Italia Nostra. Non così il capocronista dell'epoca Guglielmo Ceroni che sia Cederna che Arrigo Benedetti (sull'Espresso) attaccano per l'idea davvero bislacca di smontare Porta Pinciana e rimontarla altrove per far meglio defluire il traffico motorizzato da e per Via Veneto...Negli anni successivi, quando Silvano Rizza prende il timone della Cronaca, Eugenio Malgeri soprattutto si mostra cronista puntuale e informato dell'urbanistica romana.
Tuttavia è con la svolta del 1974 che il giornale, anche in questo campo a Rima delicatissimo e spesso infuocato, assume una linea più consapevole di difesa del patrimonio storico-artistico e di affermazione della necessità di applicare le linee di Piano Regolatore, specie per il decentramento verso lo SDO, a oriente. Con le direzioni Pietra, Fossati ed Emiliani si susseguono le inchieste - pubblicate con grande evidenza della Cultura retta da Ruggiero Guarini - sull'abusivismo dilagante, sui vincoli paesaggistici minacciati, sul tentativo di dare un piano di assetto, con Vittorio Calzolari Ghio, all'Appia Antica, sulle lotte dei nascenti comitati di quartiere per arginare e respingere le nuove spinte speculative. Ma si segue con non minor attenzione l'epico risanamento comunale delle ex borgate con mille miliardi di investimenti capitolini negli anni delle Giunte "rosse" e quindi la nascita di quartieri che ancora reggono, a cominciare da Spinaceto, e di altri invece più "problematici". Quando si cerca di contrabbandare la città abusiva come "la città mediterranea" con una grande mostra a Castel Sant'Angelo, il Messaggero organizza un vasto dibattito a puntate sulla "vera" urbanistica romana.
Vengono pure reclutate alcune delle migliori firme dell' arte e dell'urbanistica: gli storici dell'arte Antonio Pinelli, Andrea Emiliani, Andrea Buzzoni, e, più specificamente, urbanisti di punta quali Vezio De Lucia, Marcello Vittorini, Italo Insolera grande storico di Roma moderna, Franco Tassi battagliero direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Gian Lupo Osti divenuto,da direttore generale dell'Italsider, esperto internazionale di botanica e di giardini. Una grande stagione nella quale i "palazzinari"non esercitano alcuna influenza su Via del Tritone. Per l'ambiente la firma già storica è quella del pretore Gianfranco Amendola il quale denuncia sul giornale della Montedison le responsabilità che il gruppo ha nei fanghi inquinanti di Marghera e Foro Bonaparte risponde, non sul "suo" giornale, bensì con una conferenza-stampa di cui il Messaggero si limita a dare la cronaca. Mario Schimberni non chiede al direttore di brandire come una clava il giornale contro il sindaco o il presidente della Regione. Quando scoppia in Abruzzo lo scandalo per l'inquinamento chimico Montedison nella zona di Bussi (un problema tuttora aperto), le pagine dell'inserto Abruzzo del giornale aprono con un titolo a tutta pagina: "L'Abruzzo si ferma per Bussi". A via del Tritone non arrivano proteste da Foro Bonaparte quartier generale di Montedison. Sembra oggi.

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